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Monastero Mater Carmeli Biella
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sr RitaMary

La mia storia...

vocazionerita.jpgMi chiamo RitaMary dello Spirito Santo e di s. Elia. Vengo dalla Nigeria – Okpara Inland, Delta State – dove sono nata nel 1967.

Mi piace paragonare la mia chiamata al Carmelo con la parabola del tesoro nascosto nel campo. “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo; poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo” (Mt 13,44).

Per me non è stato facile trovare il “campo” dove era nascosto il “mio” tesoro. Perciò, una volta trovatolo, è stata per me una gioia davvero grande. Tuttavia, se è gioia trovare il tesoro nel campo, è però anche sofferenza il doversi distaccare dai propri averi vendendoli... perché il distacco da ciò che si possiede aumenti la gioia del tesoro. Nel mio caso, gli “averi” erano rappresentati dalla mia famiglia, dalla mia cultura, dalla mia terra... Ma la mia convinzione è sempre stata quella che, in questo distacco per amore del tesoro, si possa acquistare una “gioia indicibile e gloriosa” (1Pt 1,8).

Per me parlare della vocazione, equivale a parlare della grandezza dell'Amore e della missione che Dio destina a ciascuno di noi chiamandoci ad una vocazione specifica: quella del matrimonio, del sacerdozio o della vita consacrata secondo il “progetto” di Dio che ci è Padre. Ho scoperto questo grande e prezioso “tesoro” all'età di nove anni quando il Signore, subito dopo la mia prima Comunione, suscitò dentro di me il desiderio forte di una ricerca continua della Sua Presenza e cominciai a chiedermi il “perché” della vita.

Mi rivolsi a mia madre domandandole se l'unica "strada" fosse solo quella del matrimonio. Mi rispose che alcuni sono chiamati dal Signore per vivere più vicino a Lui - lasciando tutto - come i sacerdoti e i consacrati/e.

Allora, dopo questa risposta, trovai gioia e ristoro per l'anima mia. Con questo desiderio attendevo la Volontà del Signore su di me.

All'età di dodici anni mio padre comprò un libro: l'Imitazione di Cristo, la cui edizione conteneva varie fotografie di monaci in preghiera, che meditavano la Parola di Dio e al lavoro. Amavo leggere questo libro nella solitudine e nel silenzio e guardavo le foto che mi insegnavano, in un certo senso, a riflettere sulla vita di Cristo. Quel libro fu per me “compagno” spirituale durante i cinque anni di scuola superiore. In questo periodo la difficoltà più grande fu quella di non trovare neppure un'amica, tra le tante, che condividesse con me la stessa idea di vita spirituale essendo la maggioranza di loro non-credenti.

Tuttavia il Signore teneva vivo più che mai nel mio cuore questo desiderio della vita consacrata: questo era per me motivo di grande gioia e speranza. Terminata la scuola, lavorai per quattro anni cercando di capire meglio se i miei desideri erano autentici e se venivano da Dio. In quell'ambiente di lavoro la Voce del Signore che mormorava dentro di me: Vieni al Padre (S. Ignazio di Antiochia), Vieni nella Casa del Signore!, cresceva sempre più. Per questo la Divina Provvidenza ha fatto sì che io lasciassi la mia terra, partendo il 19 luglio 1992 alla volta dell'Italia, per entrare il 20 luglio di quello stesso anno tra le Missionarie dell'Immacolata P. Kolbe di Bologna.

In quel “cenacolo” mariano e missionario, dove la vita di preghiera si traduceva principalmente in apostolato, capii che il Signore poteva volere da me qualcos'altro. Tuttavia volli attendere prima di fare una scelta decisiva, cercando di comprendere sempre meglio, attraverso la preghiera, l'ascolto ed il silenzio, la Sua Volontà: ho atteso per 4 anni cercando di non porre ostacoli alla Voce dello Spirito: “Il Signore è fedele”, dice il salmo, perciò a tempo debito mi ha aiutato ad arrivare al Monte Carmelo... Infatti, durante una settimana di missione insieme alle Missionarie tra le quali ancora mi trovavo, sperimentai ancor più intensamente un periodo di forte tormento interiore durante il quale si delineò più chiaramente in me la chiamata alla vita contemplativa che già da piccola sentivo. Chiesi dunque al Signore di indicarmi la via da seguire e se quella fosse effettivamente la Sua Volontà oppure semplicemente la mia immaginazione che mi faceva “desiderare” una cosa impossibile, dal momento che io neppure conoscevo un Monastero di vita contemplativa carmelitana con clausura...

Fu quello il tempo del "tormento", ma anche della “speranza”: e il Signore, un giorno, mi fece cadere sotto gli occhi un libro in cui erano descritti tutti i monasteri d'Italia, sia maschili che femminili... Che gioia: li guardai e riguardai tutti ed il mio sguardo “interiore” mi portò a soffermarmi su di un nome: Carmelo S. Anna!

Questo indirizzo mi parlava al cuore “assetato” ed in ricerca della Volontà di Dio e così veramente giunsi a questo Carmelo, “giardino di Maria”, dove tuttora mi trovo: in questa famiglia che io chiamo "famiglia di Nazareth", che mi ha accolta nel suo seno. Ed oggi, come S. Teresa di Gesù Bambino, anch'io posso ripetere: Nel cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l'Amore; così sarò tutto: il mio desiderio sarà attuato e l'apostolato, che mi ha condotta in questa terra dove scorre latte e miele sarà davvero fecondo per tutta la Chiesa e per il mondo intero!

 

testimonianze-ritamary.jpgA Te Vergine, Mater et Decor Carmeli, offro il mio piccolo eccomi per trovare nel tuo grande "eccomi" che abbraccia l'universo la mia risposta di amore all'infinito amore di Dio per me. È con questo desiderio che ho detto il mio piccolo "sì" a questo nuovo disegno di Dio che mi ha portato qui a Biella, mediante il mandato della mia comunità carmelitana di Carpineto Romano.

Siamo giunte a Biella il 16 maggio u.s., il giorno prima la Chiesa intera veniva inondata di una nuova grazia dalla Pentecoste, come gli apostoli all'arrivo dello Spirito Santo.

Abbiamo sentito anche noi questa grazia dopo aver partecipato del dono di questo Spirito santo.

Siamo partitre dunque per questa nuova fondazione: era per me la prima volta che venivo in terra biellese, in questo nuovo monastero che ancora pochi giorni prima dell'inaugurazione si poteva ancora chiamare "cascina" a tutti gli effetti, perché molte cose erano ancora da completare.

Il primo impatto con questa terra è stato per me positivo... anche se il sole non brilla come nella mia terra nigeriana! Tuttavia il verde che domina è per me forte richiamo della mia terra ... anche lì le piogge ravvivano la bellezza dei colori... e così ho potuto subito esclamare nel cuore: questa terra biellese ha lo stesso colore della mia terra!

Quando sono partita dalla mia terra il Signore mi aveva promesso  una pienezza di vita e qui tra le quattro mura della vecchia "cascina" l'ho trovata: una pienezza di vita ricevuta e  ora donata ai fratelli attraverso una silenziosa testimonianza di vita che faccia comprendere il linguaggio di Dio, le sue promesse di felicità per ciascuno di noi, l'irrevocabilità del suo giuramento di amore nei nostri confronti ... ed è in questa irrevocabilità della sua promessa di bene che ciascuno di noi può trovare come un'ancora di salvezza per la propria vita.

 

sr RitaMary
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