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Monastero Mater Carmeli Biella
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sr Aurora

“Io cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20)

vocazioneaurora-2.jpg Cosa comunicarti della mia vita per farti intuire il disegno meraviglioso che Dio ha tracciato cogliendo a 24 anni il mio piccolo, debole si?

Sono sr Maria Aurora della Risurrezione. Sono nata a Roma nel 1964, ma ho vissuto per molto tempo in Piemonte (Sagliano Micca - Bi), studiando come perito chimico e impegnandomi nel lavoro, nel volontariato, nell’oratorio: insomma in ogni attività che poteva trasmettermi il gusto per la vita.

Ho amato e amo ancora le bianche e alte montagne, il mare caldo e luccicante, lo sci di fondo e il nuoto e – perché no! – anche le lasagne e la crema gialla. Ora non saprei dirti cosa mi piace. Ma ora il mio “gusto” lo trovo nel “consumare” con serenità e armonia interiore quanto il Signore mi offre ogni giorno. La vita al Carmelo è un banchetto al quale chi serve è Lui, è Gesù. A volte è più facile servire che essere serviti, perché essere serviti in questo caso, è cominciare a masticare la volontà del Padre, nei giorni sereni, ma anche nei giorni “di caligine o di sventura”, quando cioè tutto vorresti fare meno che “mangiare” la sua volontà.

Ma non è forse “scandaloso” tutto questo per una carmelitana? Credo di no. È scoprirsi ogni giorno umani e quindi perfettibili. Nonostante tanto desiderio di Assoluto nel cuore, si sente il tintinnare del proprio vaso di creta (2Cor 4,7). “Nella tua debolezza posso esprimere meglio la mia potenza” dice il Signore (cfr 2Cor 12,9).

Venti anni al Carmelo: la voce di Dio è risuonata tra le pagine di un giornale. Un annuncio, una risposta, un viaggio di 750 chilometri e dal piccolo paese del nord Italia eccomi arrivata in un altro sperduto paese del centro sud. Voglio essere felice Signore! Non voglio sprecare neanche un attimo della mia vita, ma Tu fammi capire, fammi comprendere ciò che vuoi da me: non deludermi nella mia speranza!

Taizè, Lourdes, Gerusalemme… tappe di una ricerca-pellegrinaggio; luoghi santi che hanno silenziosamente raccolto i miei sogni e le mie preghiere.

“Ecco sto alla porta e busso. Ti guardo tra le inferriate dei tuoi progetti, prova ad aprire il cuore, prova a fidarti e capirai” (cfr Ap 3,20; Ct 2,9).

Hai mai guardato nell’oblò di una lavatrice per vedere che fine fanno gli indumenti quando vengono centrifugati? Strizzati, allontanati dal loro centro.

Ebbene, l’amore di Dio mi ha “centrifugato”, mi ha scaraventato ai margini di una vita “normale”, per farmi scoprire una dimensione di vita dove l’essere viene prima del fare. Essere di Cristo, essere un cuor solo e un’anima sola con le sorelle della comunità.

Il cuore “centrifugato” diventa leggero: quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita per amore di Cristo.

Ho smesso di essere “mani”, ho smesso di essere “piedi”: ho imparato ad essere cuore, amore, gioia, perdono.

Il più geniale “marketing manager” è lo Spirito Santo, che gratuitamente dona, sapendo che gratuitamente a nostra volta doneremo. Ad amore non si può rispondere che con amore!

Il mio desiderio? Continuare a rimanere nella cavità della rupe (Es 33,22), lì dove il Signore mi ha posto. E questo non per restare al “calduccio” di una mia sicurezza o fobia del mondo, ma per poter continuare a correre con sollecitudine e premura verso le necessità dei fratelli; dissetando l’assetato, sfamando l’affamato, visitando il carcerato con la mia voluta e amata immobilità fatta preghiera.


 

Ti ha dato tutto

vocazioneaurora-3.jpgIl sogno della "Terra promessa"...quella terra del proprio cuore, nella quale dopo lunghe peregrinazioni ci si ritrova finalmente riconciliati con se stessi, con Dio e con il mondo intero...ero ancora molto distante da questa terra, mi trovavo ancora in "Egitto" quando per la prima volta qualcuno mi disse: -"Ti ha dato tutto!". Risposi tra l'innervosito e il risentito: -"Mi ha dato tutto? A me sembra piuttosto che si sia preso tutto! Anzi, ti dirò di più: mi ha preso tutto illudendomi di potermi dare tutto... la mia dolce casa...sigh!...la mia promettente carriera manageriale...sigh!...la mia cara "macchinetta" appena finita di pagare...sigh!...Lo so, erano solo "quattro cipolle" rinsecchite, le famose cipolle di Egitto (cfr. Es.16,2-3; Nm.11,5), ma erano mie, capisci?

Erano parte di me, e ora cosa sono io senza...queste "cipolle"? L'esodo continua, mi inoltro nel deserto. Lui, il Signore, mi ha veramente dato tutto; voglio arrivare a scoprire questo "tutto", voglio possederlo in pienezza e viverlo nella mia vita. L'Egitto è lontano, ora il cammino comincia a divenire chiaro, ero io stessa a tenermi prigioniera, erano le mie cose, i miei progetti, le mie benedette "cipolle"!!! Tutto era troppo mio e poco Suo. E intanto la voce continua a risuonare: -"Ti ha dato tutto"...ma io sono ancora fragile, incapace di "far mio" questo "tutto".

Il deserto è luogo di lotta, di sopravvivenza, di "alleggerimento" da ogni peso superfluo, di silenzio profondo...ed io sto lottando con me stessa per gettare via ogni "zavorra" ripiena di inutilità, di illusioni, di sicurezze presunte. "Signore, Tu mi hai dato tutto: ma come contenerlo in me se il mio cuore è ancora troppo pieno, la mia volontà troppo vacillante, la mia mente troppo "annebbiata"? "Continua a camminare...la Terra promessa è vicina; scova ancora nel profondo di te stessa, scendi lì nell'intimo della tua anima, lasciati guidare, illuminare dal mio Spirito, lo spazio del tuo cuore si dilaterà, il tuo respiro prenderà sapore d'Infinito...lì, in quella Terra del "nulla" e del "Tutto" ci incontreremo; lì dove Io ho posto il mio sigillo d'Amore, dove il Mio Figlio è presente in te, è incarnato in te". "Grazie, Padre, perché ora credo con il cuore e con la mente che Tu, in Gesù, mi hai dato tutto il Tuo Amore, tutta la Tua rcchezza, tutta la Tua Misericordia.

Che cosa c'é di più ancora in questo mondo che già da adesso non sia mio? "Miei sono i Cieli e mia è la terra, miei sono gli uomini, i buoni e i peccatori; l'umanità intera è mia, è parte di me, vive con me. Mie sono le altezze del Cielo, miei sono gli Angeli e la Madre di Dio, tutte le cose sono mie. Lo stesso Dio è mio e per me, poiché Cristo è mio e tutto per me". (cfr. S.Giovanni della Croce, Carmelitano; in "Opere minori") "Grazie, Padre, perché veramente solo Tu sai fare cose grandi, grazie perché hai fatto grande la mia "storia"!

Cosa sono ora io in questo deserto che è rifiorito? "Una voce che grida" con la forza della preghiera e dell'amore: "Fratelli, irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti! " Una voce che grida ancora "agli smarriti di cuore": -"Non temete: ecco il vostro Dio viene silenzioso, è Lui, Gesù, vivo nella vostra vita; è Lui, lì in attesa di entrare nell'intimo di voi stessi per liberarvi da ogni schiavitù (cfr. Is 35). Abbiate fede in Lui...e, per quanto può servire, abbiate fiducia anche nelle mie parole: si può molto di più credendo al Suo Amore!


Intervista a Sr Maria Aurora della Risurrezione,

Responsabile di Comunità a Biella, Monastero Mater Carmeli.

Da Il Ticino di Pavia del 7 marzo 2009


Dal 4 giugno 2005 quattro Sorelle carmelitane vivono nel Monastero "Mater Carmeli" - Via del Bottegone, 9 - Biella Chiavazza.
Luogo di preghiera, di accoglienza, di pace; punto di riferimento per ventidue ragazzi ospiti di "Casa Speranza"; sorgente a cui dissetarsi per chi si unisce alle Sorelle per momenti di comunione. Pare di "toccare" il Messaggio che si sprigiona dalle preghiere in Cappella, ma anche dal paesaggio, quest'anno reso ancor più suggestivo ed eloquente dalle abbondanti nevicate. E' una gioia degli occhi contemplare la bellezza delle montagne che si tingono di rosa all'alba e al tramonto; dona un senso di serenità e di pace osservare la statua di don Enzo, che amorevolmente indica ai suoi giovani il Monastero quale luogo sicuro per l'approvvigionamento di valori, di motivi per cui vale la pena di vivere. Misteriosamente, ma efficacemente Sr. Aurora, Cristiana, Rita Mary, Lucia restituiscono il sorriso, rinnovano la speranza, cambiano la vita di chi si accosta loro. Tutto avviene alla maniera di Dio, che mai si impone, ma si "propone" e sempre con delicatezza. Una delicatezza che traspare dalle risposte ad alcune domande poste a Sr. Aurora, Superiora del Monastero. La semplicità e la chiarezza delle risposte manifestano la profondità e la bellezza di una vita dove, afferma Sr. Aurora, "la novità di Dio esplode nel cuore e ti fa viaggiare da un luogo all'altro del mondo per affiancare ogni fratello, sorella che sono nel bisogno".

Iniziamo con una domanda che forse sa del provocatorio: lei crede in Dio?
Non è scontata e non è fuori luogo questa domanda! Per molto tempo ho creduto in Dio come una "idea", qualcosa di astratto, poi l'ho incontrato vivo nella Persona di Gesù di Nazareth, ho sbattuto contro il Suo cuore e allora il mio credere in Dio ha preso consistenza e ha dato un nuovo indirizzo alla mia vita.

In un tempo in cui la figura femminile è in parte alla ricerca della sua identità vera, al di là degli stereotipi trasmessi dai messaggi pubblicitari, lei come vive il suo essere donna-consacrata-monaca: pensa che possa esserci un equilibrio e una integrazione tra queste tre identità?
Certamente! La chiamata di Dio per un progetto particolare di vita si innesta nel nostro vissuto. Nel mio cuore di donna ha risuonato la voce di Dio che mi chiamava a lasciare tutto per entrare in Monastero; ed è con l'intensità del mio cuore che ho risposto a questa chiamata. La mia identità di carmelitana non prescinde dall'essere donna, anzi approfondire la mia consacrazione mi porta a scoprire ogni giorno di più la bellezza di questo dono primo che è stata la vita e una vita vissuta al femminile.

Accennava alla voce di Dio che è risuonata nel suo cuore: ci può dire a quanti anni è avvenuta la sua "chiamata"?
L'ascolto della proposta di Dio è avvenuto quando avevo ventuno anni, poi dopo un cammino di ricerca e discernimento durato tre anni sono entrata al Carmelo.

Come è riuscita a capire che Dio la chiamava proprio alla radicalità dì una vita all'interno del Monastero?
Ho sempre cercato il senso della vita, provando a trovare risposte nei libri, nella ricerca, nella riflessione. L'urgenza di una vita che passa, da volere vivere appieno senza sprecarne neanche un attimo è sempre stato il mio tarlo interiore! Chi poteva conoscere quale era il progetto di vita che mi avrebbe fatto felice e realizzato pienamente? Tutto dentro di me era confuso. Allora ho chiesto aiuto a Dio: "Dammi una mano! Non farmi sprecare la vita!" Impegnata prima nello studio, poi nell'attività lavorativa, mi piaceva donare il mio tempo extra nell'oratorio parrocchiale, in varie forme di volontariato. Insomma una vita piena, sempre però con la domanda in fondo al cuore:" come non sprecare la mia vita? Signore fammi capire !"

E il Signore a questo punto ha parlato?!
Sì, il Signore con i modi inaspettati che solo Lui sa pensare, ha parlato! Era un pomeriggio estivo,assolato e silenzioso - cosa abbastanza rara nella mia casa, poiché siamo una famiglia numerosa, sono la prima di sette fratelli e sorelle - bene, in questo silenzio "occasionale" mi trovavo a sfogliare una rivista sul balcone. Lo sguardo si posa su un piccolo articolo scritto da un Monastero in provincia di Roma, il Carmelo Sant’Anna in Carpineto Romano. Si invitava per un periodo di silenzio e preghiera. Ho preso la palla al balzo e ho organizzato una settimana di full immersion in quel mondo della clausura che fino ad allora non conoscevo. Nel silenzio di quel luogo, lontano da casa ottocento chilometri - abitavo infatti in provincia di Biella - ho avuto l'impatto con una vita di donazione totale che viaggia sul binario velocissimo della preghiera. È stato l'incontro con un Dio vivo, che sentivo accanto a me con amore e che mi proponeva di deporre il "fare" per entrare in una donazione e azione attraverso l'essere. Essere presente accanto a Lui come memoria viva dei bisogni del mondo.

Il tempo trascorso in Monastero le è sembrato monotono? Come si può riuscire a vivere sempre nello stesso posto precludendosi la possibilità di vedere il mondo?

Mi trovo al Carmelo da ventuno anni e posso dire di non aver conosciuto la noia e la monotonia! Ogni giorno è nuovo e diverso, anche se tracciato dalla Regola che ordina gli orari e gli impegni. C'è la novità di Dio che ti esplode nel cuore e che ti fa viaggiare da un luogo all'altro del mondo per affiancare ogni fratello, sorella che sono nel bisogno. Ci si sente missionari dalle scarpe sfondate per il lungo camminare, anche se il nostro spazio vitale è ristretto negli spazi della clausura.

Ma c'è qualcosa che le è mancata particolarmente? Qualcosa che vorrebbe sperimentare di quanto ha lasciato?
Incamminarsi per una strada significa necessariamente non percorrerne altre. Ma sai che è la tua strada! Sapevo che entrando al Carmelo avrei dovuto affrontare dei tagli anche dolorosi: distanza dalla mia famiglia, imparare un nuovo modo di vivere la libertà. Ma quando la motivazione è l'amore ci si ritrova a correre pur se doloranti! Nostalgia particolare?! Per il mare e per lo sci di fondo! È attraverso la natura che la voce di Dio ha sussurrato. Ma chi ha Dio ha tutto, ripeteva S. Teresa d'Avila, in Lui sperimento la pienezza, questo mi basta!

Sappiamo che insieme ad altre tre Sorelle sta vivendo una particolare esperienza di fondazione: il 4 giugno 2005 è stata mandata dalla sua comunità a Biella per l'apertura di un nuovo Carmelo, può dirci qualcosa?
La nostra comunità-madre ha raccolto un invito lanciato dal servo di Dio D. Enzo Boschetti, fondatore della Casa del Giovane: una proposta un po' sui generis forse per alcuni, ma profondamente profetica e carmelitana per chi conosce un po' del nostro carisma. Affiancare con la presenza stabile di preghiera una sua Comunità, dove vengono accolte persone con disagi: ragazzi che hanno fatto uso di sostanze, droga e alcool, e desiderano spezzare le catene di questa dipendenza .
Don Enzo aveva vissuto sette anni al Carmelo, sapeva che l'azione, se non è sostenuta dalla contemplazione, rischia di essere troppo sterile. Il Monastero Mater Carmeli vuole essere come un segnale stradale che indica la via verso Dio; un segnale che ripeta giorno e notte a chi passa, a chi sosta: "Dio esiste! Vale la pena vivere perché Lui ci ama! Nessun peccato è troppo grande ai suoi occhi : la sua misericordia può riconciliarci con noi stessi e con i fratelli!".
Questo è il nostro annuncio silenzioso, fatto attraverso la stabilità della vita fraterna comunitaria e la preghiera personale e liturgica. Proiettare fuori dal Monastero schegge di speranza anche attraverso una Eucaristia condivisa, una stretta di mano, una parola donata. Chi rimane "ferito" da Dio capisce che poi non ne può più fare a meno per la sua felicità. Questa è intelligente e matura "dipendenza" che va a sostituire ogni altra dipendenza!

 


 

suoraurora.jpgRaccontare un’esperienza vuol dire comunicare una parte di sé.
Raccontare l’esperienza vissuta nei primi anni dell’Oratorio della Parrocchia di Sagliano Micca (Bi) non è solo un guardare al passato, ma un guardare il mio presente e vedere come proprio questo presente dopo venti e più anni di distanza porta ancora l’impronta positiva di alcuni esperienze vissute insieme nella serenità e nella gioia come anche nella fatica e nelle difficoltà.
Si esprime così la Scrittura in un salmo: “Se la città non è custodita dal Signore invano veglia il custode” e ancora “Se il Signore non costruisce la casa invano vi fatica il costruttore”.
Se dopo tanti anni si è tutti riuniti per ricordare al positivo la nascita e la crescita dell’oratorio possiamo proprio dire che il Signore ha custodito la sua “città”! Il Signore ha costruito materialmente e spiritualmente oltre che le mura dell’oratorio anche le mura di tutti noi che per poco o tanto tempo abbiamo condiviso valori e ricerca.
Certamente, però, il Signore non ha agito da solo, ma ha voluto aver bisogno di tutti noi, di ciascuno di noi per portare avanti questo progetto.
Due cose, tra le tante, ricordo di quanto animava quegli inizi: la presenza di un gruppo eterogeneo per età, interessi, opinioni. Questa che poteva trasformarsi in una difficoltà nel fare comunione è stato un trampolino di lancio per non chiudersi in un gruppo troppo omogeneo. Le differenze generazionali si sentivano, ma erano differenze che portavano a riflettere: il desiderio era quello di non dividere e suddividere per età, interessi o altro, ma di condividere anche se questo comportava l’accettare riunioni super animate.
Seconda linea che spingeva era quella di volere essere “oratorio”, cioè non un gruppo nel gruppo, un gruppo con un “nome”, ma presenza nella Parrocchia, appartenenza alla Chiesa, segno di una Parrocchia aperta, familiare.
Ideale di ecclesialità, di appartenenza a qualcosa di più grande che potesse dare respiro, orizzonti aperti respirati nella piccola sala della casa parrocchiale o meglio, nella piccola cucina, tutti stretti attorno al tavolo al caldo della stufa lasciata accesa dalla Margherita, l’anziana sorella del Prevosto.
E pensando al freddo da cui ci riparavamo in quel locale così familiare, mi ritornano in mente i tanti “dopo riunione” passati invece al freddo, camminando e parlando a lungo nel ritornare a casa…il gruppetto che man mano si assottigliava, il gelo che faceva tremare, ma anche le tante idee condivise, le aspettative di ognuno messe a confronto, le opinioni diverse ricucite dopo confronti magari un po’ accesi.
Credo che dei primi anni dell’oratorio sia bello ricordare non solo le ufficialità, ma proprio questi momenti informali che ci hanno plasmato, da cui ci siamo lasciati plasmare.
Le età diverse fuse insieme da un desiderio di cercare qualcosa ha portato a vivere bei momenti anche di spensierata allegria: tra i tanti mi viene in mente un’uscita organizzata una domenica pomeriggio insieme a tutti i bambini dell’oratorio…la neve era caduta abbondante e per coinvolgere tutti anche chi non era dotato di attrezzatura da sci, ci siamo provvisti di sacchi neri dell’immondizia che hanno funzionato benissimo come slitte per delle ottime scivolate…il divertimento era per i piccoli ma quello di noi più grandi era doppio!
Divertimento forte anche quando ci siamo impegnati nel preparare un gruppo dell’oratorio che partecipasse al Carnevale del paese e …credo che sia stata l’unica volta che dei “Watussi” abbiano ballato in piazza Pietro Micca!
Oppure l’iniziativa di vestirsi da Babbo Natale e da Befana per portare un augurio a tutti soprattutto per raggiungere discretamente con un dono le famiglie in difficoltà.
Una formula che ci ha fatto crescere credo sia stata la capacità di non chiudersi alle varie esperienze che man mano ciascuno di noi viveva e magari offriva in condivisione agli altri : il campeggio, Taizè, il volontariato al Cottolengo di Biella e Torino , i ritiri presso i frati francescani di Belmonte (To) e tante altre cose. Ciascuno seguiva l’ispirazione che sentiva dentro di sé, ma era anche bello ritrovarsi e coinvolgere poi gli altri.
E per ultimo, concludendo questi pochi flash di una storia che è ricca e ancora viva, voglio ricordare la mia partenza per il Monastero.
La chiamata del Signore mi è cascata addosso a ciel sereno. O meglio , tutta la ricerca, l’impegno, la vita, la gioia di quegli anni di oratorio, mi hanno portato ad ascoltare sempre di più cosa era scritto dentro di me, quale progetto Dio aveva pensato per me.
La percezione era quella di un tempo prezioso da non far passare senza coglierlo con l’opportunità che mi presentava.
E inaspettatamente Dio mi ha proposto una via che sembrava apparentemente tagliare i ponti con tutto e tutti. Che fine facevano il desiderio di impegno, di volontariato , di aiuto sociale, la famiglia, le amicizie?
L’oratorio ci aveva insegnato che la bellezza della fede è essere ciascuno se stesso, scoprendo man mano la propria identità di vita e di servizio, scoprendo la bellezza del fare qualcosa per gli altri, e ora che Dio mi faceva capire quale era la mia potevo tirarmi indietro?!

Dio proponeva una via diretta per andare a lui e altrettanto diretta, pur misteriosa, per arrivare agli altri: la via della preghiera, la via del fidarsi di lui al di sopra di tutto.
In questi venti anni di vita nel Carmelo ho continuato a sentirmi presente e attiva nell’oratorio, pur non conoscendo direttamente i nuovi volti mi sento amica e sorella di ciascuno.
Agli amici con cui ho condiviso tanto e ai nuovi amici che hanno rallegrato negli anni la vita dell’oratorio lascio un forte abbraccio con l’augurio di continuare a spendersi per qualcosa che vale e che dona tanta gioia nel cuore!

 

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