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Monastero Mater Carmeli Biella
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Come si fa ad arrivare primi?

Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera (Gc 3,16-17)

“Voglio arrivare primo! Voglio arrivare primo!”.
Questa è l’ansia sotterranea che ognuno di noi si porta dentro, perché viviamo in una società dove tutto ciò che sa di ultimo viene scartato: importante è apparire in primo piano, ai primi posti, in prima fila.
Gesù non condanna il nostro desiderio di essere grandi, ma ci dà un esempio concreto per arrivare ad esserlo: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti” (cfr Mc 9,35).
Non serve tanto  lottare con accanimento per spegnere in noi le passioni, ma dobbiamo pregare e chiedere al Signore l’aiuto perché queste passioni, anche quella di primeggiare, di emergere, di sentirci qualcuno, vadano a beneficio degli altri.
La passione che si muove in noi non è né buona né cattiva, sta a noi decidere come soddisfarla, scegliere la via del servizio o dell’egoismo.
Se mi considero ultimo ho occhi per  vedere i doni che sono racchiusi nella vita di ogni fratello, ho occhi per vedere le sue necessità.
Apriamo gli occhi per vedere come Dio opera in ciascuno! Anche l’uomo più detestabile ai nostri occhi, è amato in maniera smisurata da Dio: chi sono io per alzarmi in piedi dentro la mia coscienza e giudicare?
Vivere stando al nostro posto vuol dire essere lì: quel bambino preso ad esempio da Gesù e da lui abbracciato (cfr Mc 9,37).
La sapienza che viene dal Signore è tratteggiata da Giacomo come pura , pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale, sincera. Questo è il ritratto di Gesù!
Questo è lo specchio che riflette l’immagine bella e vera che portiamo dentro di noi e che con pazienza, amore, calma possiamo lasciar venire fuori nel cammino della nostra vita.
Un altro insegnamento cogliamo dalla Parola: il Signore vuole che noi parliamo con lui, che impariamo a interrogarlo, possiamo dirgli ogni cosa che ci passa nel cuore.
I discepoli tacevano quando Gesù li interrogava, ma non era un silenzio di ascolto o di amore, era un silenzio di paura e di sensi di colpa (cfr Mc 9,34).
Se noi consegniamo a Dio i pensieri, le paure, gli sbagli che sono nel nostro cuore, Lui seminerà pace nel nostro cuore  e questa pace produrrà  un frutto di giustizia nella nostra vita. Giustizia di Dio che è sempre unita alla misericordia.
Non nascondiamo  i nostri difetti, ma scopriamo che possono essere luogo dell’incontro con l’abbraccio di Gesù!

O Signore, ascolta la nostra preghiera, noi sappiamo che sempre sostieni la nostra vita: tu sei il nostro aiuto!Quando ci sentiamo  insidiati  e in pericolo porgi l’orecchio al nostro grido. Aiutaci a camminare con i piccoli, nel servizio gratuito, perché vogliamo esseri primi con te nel Regno dei cieli. Amen! (cfr Sl 53).

Le sorelle carmelitane

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