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Monastero Mater Carmeli Biella
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Accogliere la Parola per non "chiudere" il fratello

“Voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo” (Tess 1,5c-10)

“Amerai il prossimo tuo come te stesso”(Mt 22,39)

Accogliere la Parola vivendo in un mondo che è strapieno di parole: questa la grande sfida che S.Paolo ci lancia questa settimana!
Accogliere la Parola che salva, non la parola che divide, che giudica, che punta il dito.
Accogliere la Parola in definitiva è accogliere Gesù. Lui è la Parola che Dio Padre ha lanciato con amore verso il mondo. Lui è la Parola che ha messo a tacere ogni altra blanda parola.
Ma dove oggi posso accogliere questa Parola di Dio?
Dove posso essere certo di non sbagliare seguendo le istruzioni che questa Parola mi darà?
La Parola di Dio è accolta e letta nella Scrittura, la Bibbia, la Parola sacra che lo Spirito ha aiutato a mettere per scritto così che possiamo avere un testo sicuro nel quale affondare il nostro cuore.
La Parola parla attraverso la Chiesa. La Parola parla attraverso il fratello che mi vive accanto: ogni uomo è immagine di Dio!

Nel mondo tante storie di vita segnate da mancanza di amore, da violenze subite. Tanti nomi che escono dall’anonimato solo se finiscono sul giornale oppure se per “disgrazia” toccano il nucleo della nostra famiglia, della nostra comunità.

A.: storia di un cammino di recupero spezzato. A. è tornato al “chiuso”.
I fatti ci sono: per alcuni troppo istintivo, per altri troppo violento.
Ma il Signore Gesù si è forse fermato di fronte al troppo peccato che ha visto in ciascuno di noi?
Se c’è un troppo negativo, Lui ci ha insegnato a rispondere con un troppo positivo:amore, misericordia, fiducia senza calcolo.
E’ una via scomoda e pericolosa questa, sì lo ammetto. Ma è la via che ti fa incontrare l’altro come un vero uomo, come fratello, come carne della tua carne, sangue del tuo sangue, perché figli dello stesso Padre che chiama ciascuno di noi per nome.

Dove eravamo noi,gente pulita, gente non pregiudicata, quando questo ragazzo, come tanti altri ragazzi, tentava i primi passi per un cammino nuovo verso se stesso, per un cammino di reinserimento nella società?
Io mi sento colpevole di appartenere ad una società che giudica più che amare; ad una società che teme il diverso senza riuscire a domandarsi perché è diverso.
Non giustifico l’uso di sostanze né l’abuso di alcool e non voglio essere di parte, se non dell’unica parte necessaria che è quella di stare in ascolto della Parola di Dio e fare quello che questa Parola mi dirà, cioè accogliere l’altro senza riserve e senza misure.

Come avrei agito io se la mia vita fosse stata segnata dai fatti che hanno indelebilmente marchiato la vita di questo mio fratello?
La maggioranza di noi ha in mano senza saperlo il dono di una vita normale: una famiglia, una educazione, una realtà che ha operato come appoggio e scudo positivo nella crescita.
Chi tutto questo non lo ha ricevuto dovrà essere per la vita svantaggiato?

Il cuore dell’uomo è un abisso, ma in fondo a questo abisso abita Dio: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ce lo hanno promesso, hanno preso dimora presso di noi.
Il loro indirizzo di casa è il mio, il tuo, è quello di A.
Non riconoscere “casa” a un tuo fratello, cioè non riconoscergli dignità, riscatto, opportunità di cambiamento, vuol dire non riconoscere “casa” a Dio.
C’è da tremare di fronte alla responsabilità di questa negazione!

La logica del quieto vivere, la logica della tutela, la logica dell’interesse, non possono farmi diventare sordo di fronte ai segnali di richiesta di aiuto che vengono lanciati attraverso un linguaggio magari non ortodosso come può essere la ribellione e la violenza.
Soffocare nella famiglia, nella società questi segnali di aiuto vuol dire rivelare la crisi latente di quella famiglia, di quella società.

Nessuno di fronte al disagio del fratello può nascondersi dietro la scusa “io non c’entro, non è affar mio”. Posso per paura cambiare marciapiede ma questo vuol dire solo scansare il problema.

La guarigione dei nostri rapporti personali e quindi la guarigione delle nostre famiglie, delle nostre comunità, e di conseguenza della società, passa attraverso un nostro gesto semplice: rimboccarci le maniche e farci “ prossimi” degli altri con la certezza profonda che, come diceva D. Enzo Boschetti: “Gli irrecuperabili non esistono, sono solo un’invenzione della nostra scarsa volontà”.

A., fratello buono, ci hai insegnato tanto con la tua generosità, con la tua disponibilità a metterti in gioco per cambiare!
Il tuo desiderio di una vita nuova, pulita, non potrà essere soffocato dal chiuso di nessun carcere.
Dio ha fiducia in te: Lui non ha pietre in mano da scagliare contro il peccatore, ma solo tanta misericordia e amore.
Noi siamo qui e ti attendiamo!

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