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Monastero Mater Carmeli Biella
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Pasqua 2007

Maria ci conduce sulle orme del Figlio. Appunti di pellegrinaggio.

Con la Pasqua, il passaggio dalle tenebre alla luce vera.

La preghiera è un dialogo di amicizia e di amore con Dio, dice santa Teresa. 

risurrezione.jpgCome comprendere che cos’è la preghiera?

Pregando!

Quando non abbiamo mai assaggiato un cibo, abbiamo amici che possono descriverci il sapore, possono dirci da chi è stato cucinato e con cosa, ma se non arriviamo ad assaggiarlo, non avremo fatto esperienza di quel cibo e non potremo veramente dire com’è.

Così è anche per la preghiera: si impara a pregare pregando.

Ma si impara una cosa quando la si vuole imparare, e allora il movimento positivo di questi giorni santi potrebbe essere quello di desiderare questa esperienza di preghiera.

Non serve una “università” particolare per imparare, perché Gesù stesso ci ha lasciato la preghiera con la quale rivolgerci al Padre - il Padre nostro - e ci ha lasciato anche delle indicazioni pratiche per come, quando pregare.

L’indicazione primaria è Lui stesso: non si è mai mosso, non ha mai operato senza prima aver pregato, cioè senza essersi messo in ascolto della volontà del Padre.

Pregare non è solo recitare una formula a memoria: la preghiera è un dialogo di amicizia con Dio, da cui sappiamo essere amati ( S. Teresa di Gesù, carmelitana).

Il desiderio, il bisogno della preghiera cominciano a nascere spontanei nel cuore quando scopriamo la presenza Dio nella nostra vita; un Dio di amore che ci ama e può dire qualcosa sul senso della nostra esistenza, sul nostro progettare, sul nostro sognare, sul nostro vivere desiderando la felicità.

Il brano della lettera di S.Paolo ai Galati dice.”Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna”(Gal 6,7-8).

Ecco un altro modo di vedere la preghiera: un seminare su terra buona per raccogliere frutti di eternità, frutti buoni, frutti duraturi.

Pregare vuol dire, allora, imparare a fidarsi di Dio, chiedere il suo aiuto come ad un Amico fidato, parlare con Lui a tu per tu.

Per fare questo Gesù ci dice di ritirarci nella nostra stanza, entrare cioè in noi stessi, in una dimensione anche di silenzio, perché senza silenzio rischiamo di soffocare la voce di Dio.

La preghiera è preghiera di domanda, di lode, di ringraziamento, di supplica, di richiesta di perdono: la preghiera è soprattutto un cuore a cuore con Dio, che si attua nella semplicità, in momenti particolari - aiuta ricavarsi dei piccoli spazi di “deserto” nei quali scrivere “zona riservata al Signore” e imparare a restare fedeli a questi momenti - così ci si rafforza come in una palestra spirituale. Ma preghiera è sostanzialmente tutta la nostra vita, se il nostro desiderio, man mano che impariamo ad amare Dio, diventa sempre più quello di camminare con Lui per le vie del mondo. Dio può renderci felici. Lui solo lo può davvero, Lui non mente e non ci inganna con il “tutto e subito” di una luce che svanisce e poi è più buio di prima.

Gesù annuncia una strada che dall’alba conduce alla luce piena, nell’umiltà e nel realismo di piccoli passi ogni giorno; piccoli passi ma costanti, tenaci, che avanzano nel grande orizzonte dell’unica direzione: “Io sono la strada, io sono la via, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.

Questa è la Pasqua: il nostro passare dalle tenebre alla luce, dalla depressione alla speranza, dalla paura alla fiducia, dal nostro piccolo mondo a un respiro universale, dal non senso al significato di ogni cosa,dall’isolamento alla condivisione, dal giudizio alla misericordia, dal rancore al perdono…

Così il vecchio uomo muore come il bruco per diventare farfalla nella meraviglia del cuore che entra nella libertà dell’amore, nella gratitudine stupita del cuore che esclama: allora esiste quello che cerco!

Sì, quello che cerco sei tu Gesù. In Te scopro tutto ciò che il mio cuore desidera: come un pellegrino che nella sete mortale di un deserto si affretta alla Sorgente e scopre che quella che sembrava la fine è in realtà un nuovo inizio.

 

A tutti e a ciascuno personalmente, arrivi il nostro silenzioso, fraterno augurio di gioiosa speranza pasquale!

 

Le vostre Sorelle Carmelitane di Biella

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