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S. Alberto di Gerusalemme (17 settembre)

S. Alberto di Gerusalemme( clic per ingrandire questa immagine )

Il 17 settembre è la festa liturgica
di un Legislatore del Carmelo

 

Il 17 settembre è la festa liturgica di S. Alberto di Gerusalemme, nostro Legislatore. L’ordine del Carmelo, infatti, non ha un “fondatore” nel vero senso della parola: il nostro spazio fondante è ampio!

  • Il gruppo degli eremiti sul monte Carmelo
  • Elia come ispiratore ideale
  • Lo specifico di una spiritualità tutta mariana
  • Alberto di Vercelli, Patriarca di Gerusalemme, al quale i nostri primi padri si sono rivolti perché il loro stile di vita ricevesse la benedizione della Chiesa.

In questa varietà fiorita nel tempo eccoci a noi!

Leggiamo insieme un pensiero di questa Regola albertina che ha portato frutti di pace e ristoro spirituale a quanti l’hanno seguita…

La vita dell’uomo sulla terra è una continua prova: del resto tutti quelli che vogliono vivere amando Cristo saranno perseguitati. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente, va in giro cercando chi divorare. Perciò ponete ogni cura nell’indossare l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie dell’avversario.

Indossiamo allora l’armatura di Dio e le intemperie della vita non ci abbatteranno!

S. Alberto di Gerusalemme S.

 

— § —

 

La vita, la storia

Nato a Castrum Gualterii (l’attuale Castel Gualtieri, in diocesi di Reggio Emilia) verso la metà del sec. XII, dalla famiglia Avogadro, come alcuni sostengono, oppure, più probabilmente, dai Conti di Sabbioneta.

La prima data sicura della sua vita è il 1180, anno in cui fu eletto priore dei Canonici Regolari di S. Croce di Mortara (Pavia). Nel 1184 fu nominato vescovo di Bobbio e l’anno seguente trasferito a Vercelli, che governò per vent’anni. In questo periodo vercellese svolse con rara prudenza e fermezza missioni di portata nazionale e internazionale: fu mediatore tra Clemente III e Federico Barbarossa, il cui successore, Enrico VI, costituì Alberto principe dell’Impero. Per incarico di Innocenzo III nel 1199 rimise in pace Parma e Piacenza, ciò che il 12 genn. 1194 aveva già fatto a Vercelli per Milano e Pavia. Nello stesso 1194 dettò statuti per i canonici di Biella; verso il 1200 decise in una lite tra l’abate e il preposto di S. Ambrogio di Milano; nel 1201 fu fra i consiglieri per regola degli Umiliati, trasformati in ordine religioso da Innocenzo III. Importanza speciale, in questo periodo vercellese, ha il sinodo diocesano celebrato nel 1191, di grande valore per la parte disciplinare, che continuò a servire di norma fino ai tempi moderni.

Innocenzo III con lettera del 17 febbraio 1205, chiese ad Alberto di accettare l’elezione a Patriarca di Gerusalemme.

Sulla fine dell’anno Alberto otteneva varie facoltà e il pallio.

Giunse in Palestina all’inizio del 1206, ma, non potendo entrare in Gerusalemme occupata dai Saraceni, fissò la sua sede ad Accon (S. Giovanni d’Acri).

Anche da patriarca Alberto ebbe incarichi di straordinaria fiducia dal papa: fu mediatore di pace tra il re di Cipro e quello di Gerusalemme, fra il re di Armenia e il conte di Tripoli, tra questo e i Templari, fra il re di Armenia e gli stessi Templari, tra il re di Cipro e il suo connestabile. In campo ecclesiastico si oppose all’arcidiacono di Antiochia, che sostituì con un’altra persona; si oppose al conte di Tripoli, che teneva prigioniero il patriarca di Antiochia; depose il patriarca greco intruso e fece eleggere un nuovo patriarca latino; annullò la scelta invalida dell’arcivescovo di Nicosia in Cipro e ne fece eleggere un altro; col sultano d’Egitto operò uno scambio di prigionieri e mandò legati al sultano di Damasco per la pace in Terra Santa. Fu sempre molto stimato da Innocenzo III, che gli inviò molte lettere e ne apprezzò la saggezza, la prudenza e la fortezza, attribuendo alla sua opera se la Terra Santa non finì del tutto sotto il dominio dei Saraceni. Il 19 apr. 1213 il papa lo invitava al Concilio Lateranense IV, al quale non poté, però, partecipare per il sopraggiungere della morte.

Verso il 1208-1209 Alberto scrisse la Formula di vita (che diventerà nel 1247 con l’intervento di Innocenzo IV regola) carmelitana, che indirizzò al priore del Monte Carmelo, un non meglio specificato B. (poi detto Brocardo), e agli altri « eremiti che sotto la sua obbedienza abitano presso la Fonte» alla sacra montagna.

Breve ed essenziale, la Formula di vita è un saggio prezioso della mente e dello spirito di Alberto, ed è da ritenersi un testo importante della spiritualità medievale. Alberto codificò certamente quella che era la tradizione monastica del Carmelo, ma vi manifestò indubbiamente i tratti caratteristici della sua anima. Non per nulla la formula di vita, così parca e discreta relativamente a vere e proprie prescrizioni disciplinari, insiste particolarmente sullo spirito della nuova istituzione orientata verso la continua orazione e la meditazione della parola di Dio, e al clima interiore ed esteriore di silenzio, al raccoglimento e al distacco, che favoriscono l’intimo contatto con Dio.

Per questo testo, che è ancora la legge basilare della formazione e della disciplina religiosa del Carmelo, l’Ordine venera S. Alberto come proprio legislatore.

Mentre ad Accon il 14 settembre 1214 partecipava ad una processione, Alberto fu ucciso a colpi di coltello dal Maestro dell’Ospedale di Santo Spirito, che egli aveva rimproverato e deposto per la sua cattiva condotta.

La preghiera carmelitana

Con la riforma dopo il Vaticano II, S. Alberto è celebrato da tutto il Carmelo come festa il 17 settembre.

S. Messa

Il Santo viene celebrato quale legislatore dell’Ordine, e poiché la Norma di vita da lui data è centrata nella continua meditazione della S. Scrittura e nella preghiera, lo schema della celebrazione vuol essere un invito alla Bibbia, fermento della vocazione contemplativa ed apostolica del Carmelo. Da qui la scelta dell’antifona d’ingresso (Gs 1, 8), del canto al Vangelo (Col 3, 1 6a. 17); mentre il salmo responsoriale (Sal 118) canta le lodi della Parola di Dio, sottolineando ancora il tema della perenne meditazione di essa.

Nell’orazione si ringrazia Dio che, per mezzo di Sant’Alberto, ci ha dato una Norma di vita evangelica per guidarci alla perfetta carità, sapendo cogliere il punto centrale del propositum dei carmelitani: «vivere in ossequio di Gesù Cristo e a lui servire con cuore puro e retta coscienza». Quindi la sua osservanza fedele ci conduce al perfetto amore di Dio e del prossimo.

La prima lettura della Messa è presa dalla Lettera di S. Paolo agli Efesini (6, 10-18), dove abbiamo in gran parte, il contenuto che costituisce il capitolo della Regola sulle armi spirituali.

Il brano evangelico di Matteo (20, 25-28) ci presenta Gesù come il servitore e lo schiavo di tutti; ciò che il Legislatore richiede in colui che è chiamato a esercitare l’autorità nelle nostre comunità.

La custodia della Parola – che deve essere annunciata ai fratelli – e la continua meditazione della S. Scrittura ritornano nelle orazioni sopra le offerte e dopo la comunione.

Liturgia delle Ore

Nella Liturgia delle Ore gli inni lo proclamano pastore solerte delle anime a lui affidate, legislatore saggio del nostro del nostro Ordine, mediatore di pace tra i popoli e i principi cristiani e anche tra capi musulmani e cristiani per favorire relazioni più civili.

Nell’Ufficio delle letture si riprendono i temi già citati per la Messa.

Proposta

Proponiamo come spunto di riflessione e preghiera uno stralcio dal brano della Regola carmelitana, proposto nel proprio della liturgia come seconda lettura dell’Ufficio.

Dovete custodire i cuori con i santi pensieri. Sta scritto: i santi pensieri saranno la tua salvezza. Rivestitevi con la corazza della giustizia, amando il vostro Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza, e il vostro prossimo come voi stessi. Tenete sempre in mano lo scudo della fede con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. Senza la fede, infatti, è impossibile essere graditi a Dio. Prendete anche l’elmo della salvezza affinché vi aspettiate salvezza da Dio soltanto; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. La spada dello Spirito che è la Parola di Dio, dimori abbondantemente nella vostra bocca e nel vostro cuore. E tutto quello che fate si compia nel nome del Signore.

Preghiamo

O san Alberto, aiutaci con la tua intercessione a custodire i nostri cuori con santi pensieri; che la Parola del Signore possa sempre più abitare dentro di noi, nel nostro cuore e sulle nostre labbra. Essa sia la compagna mai dimenticata nel nostro cammino, sia la forza e la luce dell’amore che ci insegna a compiere ciò che è giusto e buono agli occhi del Signore. Amen.

Per approfondire

  • A cura di Saggi Ludovico, Santi del Carmelo, Institutum Carmelitanum, Roma, 1972.
  • Boaga Emanuele, Celebrare i nostri santi, Ed. Carmelitane, Roma, 2009.
  • Proprio della Liturgia delle Ore dell’Ordine Carmelitano, Centro Stampa Carmelitano, Roma 2004.

 

 

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