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Monastero Mater Carmeli Biella
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Francesco di Gesù Maria Giuseppe (20 marzo)

La vita, la storia

palau.jpgFrancesco Palau y Quer nacque ad Aytona (Lérida), in Spagna, il 29 dicembre 1811, settimo di nove figli, in una famiglia di agricoltori. Sentendosi attratto dallo studio, dopo la scuola primaria, con l’aiuto della sorella Rosa si trasferì a Lérida per proseguire gli studi. Avvertì allora la vocazione al sacerdozio ed entrò nel seminario di Lérida. Completato il corso triennale di studi filosofici ed il primo anno del corso teologico, decise di diventare religioso nel Carmelo Teresiano. Rinunciò ad una borsa di studio che aveva meritato, ed entrò nel convento di San Giuseppe a Barcellona, a ventun anni; l’anno successivo emise i voti religiosi (1833).

Mentre si preparava al sacerdozio, la tragica Rivoluzione del 1835 lo obbligò a lasciare il convento che fu incendiato. Ideali lontani dal Vangelo imperversavano, ma persecuzioni, calunnie, conflitti politici non riuscirono ad offuscare la fedeltà di Francesco, che il 2 aprile del 1836 fu ordinato sacerdote a Barbastro (Huesca).

 In seguito fu costretto all’espatrio e si stabilì in Francia, dove visse in esilio per undici anni. Il susseguirsi delle vicende politiche lo spinse nel 1851 a tornare in Spagna, dove si dedicò alla predicazione e alle missioni popolari, specialmente a Barcellona e nelle Isole Baleari. Diffuse ovunque la devozione alla Madonna e istituì una scuola di catechesi popolare con il nome di Scuola della Virtù, che divenne presto sospetta al punto da essere soppressa. Nuovamente perseguitato, Padre Palau fu confinato a Ibiza.

Il nuovo esilio durò sei anni, densi però di approfondimenti spirituali, di opere di evangelizzazione, nell'isola e nell'arcipelago, e di fecondi contatti epistolari in cui si intessevano gli elementi delle future attività. Liberato nel 1860 in seguito ad un’amnistia generale, fece ritorno a Barcellona.

Molte e varie furono le attività del Padre Palau. Spesso i suoi progetti crollarono come castelli di sabbia, ma egli non si arrese mai: se gli chiudevano la porta, egli apriva una finestra, mai rimase ripiegato su se stesso. In mezzo a difficoltà e incomprensioni, si prodigò senza tregua all'assistenza dei più emarginati fra i malati: i malati psichici.

Oltre alle molte attività apostoliche, Padre Palau, diede vita a due congregazioni religiose, una dei Fratelli della carità, oggi estinta, e una congregazione femminile, attualmente divisa in due rami: le Carmelitane Missionarie e le Carmelitane Missionarie Teresiane.

Nel marzo del 1872, essendosi recato ad aiutare le suore impegnate nel soccorso agli appestati di Calasanz (Huesca), contrasse la malattia che lo portò alla morte al suo ritorno a Tarragona, il 20 dello stesso mese. Aveva sessantun anni.

Il Padre Palau visse in un'epoca storica difficile, carica di sofferenze di ogni genere, guerre, rivoluzioni, persecuzioni, in questo non facile contesto amò appassionatamente Dio, gli uomini, la Chiesa, con generosità, con animo libero, cercando tutto ciò che poteva essere servizio ed espressione di amore. In effetti, la sua unica professione, fu quella di offrire la propria vita a servizio della Chiesa. La continua necessità di adattarsi a circostanze diverse, non lo fece mai deviare dal suo cammino; riuscì a trasformare anche le difficoltà in trampolini di lancio per giungere alla sua unica meta: la comunione sempre più profonda con Dio e con i fratelli.

I processi canonici per la sua beatificazione iniziarono nel 1951. E’ stato beatificato da Giovanni Paolo II il 24 aprile 1988.

 

Per approfondire

Celebrare i nostri santi, Emanuele Boaga, Ed. Carmelitane, Roma, 2009.

Provincia romana dei Padri Carmelitani Scalzi

 

La preghiera carmelitana

La Liturgia è dal comune dei pastori o dei santi religiosi, con salmodia del giorno del salterio. Testi propri sono l’orazione e la seconda lettura dell’Ufficio delle Ore.

L’orazione propria celebra Dio che ha ricolmato il Beato del dono insigne della preghiera e della carità apostolica, e chiede che per sua intercessione, la Chiesa si mostri sempre più efficacemente come mistero universale di salvezza.

 O Dio, che nella vita del beato Francesco, sacerdote, docile all' azione del tuo Spirito, hai mirabilmente unito la preghiera contemplativa alla carità apostolica, fa’ che la santa Chiesa di Cristo, rivestita della bellezza della Vergine Maria, si manifesti al mondo come sacramento universale di salvezza.

La seconda lettura dell’Ufficio è presa da un suo scritto Lucha del alma con Dios e tratta dell’efficacia della preghiera a favore della Chiesa sull’esempio di Gesù e degli Apostoli.

 

Proposta

 Proponiamo alcuni pensieri tratti dalla seconda lettura dell’Ufficio come spunto di riflessione e preghiera, perché la vita e l’esempio del B. Francisco possa produrre frutti di santità anche nella nostra vita di tutti i giorni.

Nella sua provvidenza, Dio ha disposto di non porre rimedio ai nostri mali e di non concederci le sue grazie se non per mezzo della preghiera, e che attraverso la preghiera di alcuni si salvino gli altri Per concedere la sua grazia anche a coloro che non la chiedono né possono chiederla, o non vogliono, Dio ha disposto e comandato: «Pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto, […] fratelli miei se uno di voi si allontana dalla verità e un altro ve lo riconduce, costui sappia che riconduce un peccatore dalla sua via di errore lo salverà dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati» (Gc 5,16ss). Così Dio non dispensa le sue grazie agli uomini se non mediante la preghiera, perché vuole che lo riconosciamo come la fonte da cui deriva ogni bene.

 

Preghiamo

B. Francisco,

 tu hai scoperto la potenza della preghiera fiduciosa

nel Dio della verità e dell’amore.

 Con questa forza nascosta e silenziosa

 hai superato difficoltà e ostacoli,

 hai vinto scoraggiamenti e tristezze,

hai trovato il coraggio di amare anche i tuoi persecutori

e hai offerto tutte le tue energie al servizio del Vangelo.

La tua preghiera sia ancora oggi per noi

spinta a seguire il Signore,

 ad amarci vicendevolmente,

pregando di cuore gli uni per gli altri,

anche quando sentiamo difficoltà nel farlo. Amen

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