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Monastero Mater Carmeli Biella
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Andrea Corsini (9 gennaio)

La vita, la storia

Sant'Andrea CorsiniNato a Firenze nel XIV sec., uno tra i dodici figli di Niccolò Corsini e Gemma degli Stracciabende. Nel 1338 divenne religioso nel convento del Carmine di Firenze. Durante il Capitolo generale dell’Ordine, a Metz in Francia (1348), fu eletto superiore della provincia toscana, servizio che ricoprì fino al 1350 anche dopo la designazione a vescovo di Fiesole.

Rompendo la tradizione in uso da oltre un secolo, decise di non risiedere in Firenze presso la chiesa di S. Maria in Campo, per essere sempre vicino al suo popolo e alla sua cattedrale, anche se in rovina, come pure il palazzo episcopale bisognoso di restauri e arredamento.

Uomo sobrio ed essenziale, limitò al minimo le sue esigenze; con pochi suoi famigliari e due religiosi del Carmine vestendo l’abito dell’Ordine, condusse vita monastica e di penitenza.

Preciso e scrupoloso gestì lui stesso i registri di amministrazione della casa e della mensa vescovile, controllando personalmente interventi avviati a favore di chiese e ospedali. Vigilò con cura sulla condotta del clero, non di rado offuscata e appesantita da incoerenze di vita. Interpellato da tali difficoltà, nel 1372 istituì una confraternita di sacerdoti, che con l’esempio e le opere contribuissero alla formazione scientifica e morale dei futuri preti. All’esempio della vita aggiunse un’efficace predicazione, tanto che fu scolpita sul suo sepolcro questa lode: “meraviglioso per l’esempio della vita e l’eloquenza”.

Grande cura pose nel soccorrere i poveri, i quali abbondavano specie in seguito alla peste del 1348-49. Il primo documento del suo episcopato, datato 28 marzo 1350, fu proprio una disposizione a favore dei poveri. Notevole fu anche il suo impegno nel restauro di edifici sacri; continuò gli i restauri per la cattedrale iniziati dal suo predecessore e cercò di rendere più ospitale il palazzo episcopale, desiderando lasciare una più degna dimora ai suoi successori. Restaurò varie chiese e istituì un monastero, che poi si trasferì in Firenze e fu detto delle Romite di S. Maria del Fiore.

Documentata è anche la sua opera di pacificatore degli animi: molti ricorrevano a lui da Firenze e Fiesole, da Prato, Pistoia e altre città, sapendolo uomo imparziale e giudice giusto e saggio.

Andrea morì il 6 genn. 1374. L’entusiasmo suscitato dalle virtù di Andrea, non si spense dopo la sua morte, ma al contrario si accrebbe grazie ai favori che il popolo ottenne con la sua intercessione e che attribuì ai suoi interventi miracolosi.

Alcuni anni dopo la morte, il suo nome venne inserito nel “Catalogo dei santi carmelitani”. La celebrazione dei funerali, che avvenne con particolare solennità per volere del papa Eugenio IV, allora presente a Firenze, e dei cardinali che lo accompagnavano; fu considerata equivalente ad una beatificazione. Dal comune di Firenze fu inoltre stabilito che ogni anno nella seconda domenica di giugno, ci fosse una solenne processione con l’offerta di ceri davanti all’altare di Andrea e la celebrazione della s. Messa in suo onore. Ancora in sua memoria, annualmente si impiegava una certa somma di denaro a favore dei poveri.

Fu canonizzato il 22 aprile 1629.

  

La preghiera carmelitana

 Nella celebrazione della Liturgia propria dei carmelitani, risalta l’impegno del santo come operatore di pace nelle famiglie o tra gruppi di cittadini in lite; e la cura e la partecipazione alle sofferenze dei poveri, che sempre cercò di alleviare.

Nella Celebrazione Eucaristica, la prima lettura tratta dal libro di Malachia profeta (2,5-7a), celebra la scienza del sacerdote che deve avere sempre sulla bocca un insegnamento di pace e rettitudine, estraneo ad ogni falsità; mentre il brano del Vangelo (Matteo 28,16-20) esorta ad esercitare il ministero come un servizio di amore libero dall’ambizione a titoli di gloria.

Nell’Ufficio delle letture si trova un brano di S. Giacomo (Gc 2,1-9.14-24) che invita a non fare preferenze fra ricchi e poveri, ma ad accogliere i poveri vedendo in essi la persona di Gesù.

La seconda lettura invece, è tratta dalla Vita scritta da Francesco Venturi, che propone Andrea come vescovo modello quale esempio instancabile di dedizione, nonostante la salute precaria, la sincera e concreta compassione amorosa per i poveri, l’ardente predicazione della Parola, la cura per la formazione del clero e l’impegno per restituire decoro ai luoghi di culto.

 

Per approfondire

Fonti usate:

Santi del Carmelo, a cura di Ludovico Saggi, Institutum Carmelitanum Roma, 1972.

Celebrare i nostri santi, Emanuele Boaga, Edizioni carmelitane Roma, 2009.

 

 

Proposta

Proponiamo alcuni versetti del brano di S. Giacomo, come spunto di riflessione e preghiera, perché la vita e l’esempio di S. Andrea Corsini possa produrre frutti di santità anche nella nostra vita di tutti i giorni.


Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.[…]. Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? […]. A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere la fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta.

 

Preghiamo

S. Andrea tu che hai amato i poveri e in essi hai riconosciuto il volto di Cristo, aiuta anche noi a vedere i bisogni dei nostri fratelli e a dare ad essi risposte di amore; tu che hai amato e seminato la pace, insegnaci la beatitudine di chi cerca la pace nelle intenzioni, nelle parole, nei gesti, anche i più piccoli, del nostro vivere quotidiano. Amen

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