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Monastero Mater Carmeli Biella
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Il monastero Mater Carmeli: un'oasi per i giovani di Casa Speranza

Monastero “Mater Carmeli”: un’oasi nella quale i giovani di “Casa Speranza” attingono per dissetarsi lungo il loro cammino. Qui il silenzio è preghiera e la preghiera è attenzione di amore.

Le Sorelle del Monastero ci parlano sul tema: La nostra testimonianza di preghiera incessante nella storia della Casa del Giovane, fondata da D. Enzo Boschetti.

 

Mercoledì 23 gennaio 2008: un giorno prezioso per i giovani, gli educatori, gli amici di Casa Speranza!
Le Sorelle Carmelitane del Monastero "Mater Carmeli", Sr Maria Aurora, Sr Maria Cristiana, Sr Rita Mary e Sr Dorotea, ci hanno accolti per darci la loro testimonianza di preghiera incessante nella storia della "casa del Giovane".
È una sorpresa constatare che la stanza adibita a Parlatorio è gremita. Penso di interpretare il pensiero di ognuno dicendo che si tocca con mano lo stupore, il desiderio di sapere perché queste Sorelle hanno fatto una scelta che a noi pare irta di sacrifici, di rinunce, di un silenzio che , all'apparenza, è inoperoso.
Per un dono della Provvidenza è con noi Mons. Mario Rino Sivieri, Vescovo di Proprià in Brasile.
Prende la parola Sr Maria Aurora, superiora del Monastero. Bastano poche battute per coinvolgerci e farci assaporare il racconto della loro presenza a Biella.

monache002.jpgLa scelta di venire a Biella è nata dall'invito di Don Enzo Boschetti. Don Enzo, prima di essere ordinato sacerdote, è stato per sette anni carmelitano.

Sicuramente in quegli anni la preghiera è stata un seme che poi è germogliato ed ha generato la "Casa del Giovane", dove la preghiera è l'anima , è la sorgente a cui si dissetano i giovani, gli educatori, gli amici delle numerose realtà presenti a Pavia, a Vendrogno, ad Inesio, a Lodi, a Biella.

Il Monastero "Mater Carmeli" è stato inaugurato il 4/06/05. Il nostro grazie va innanzitutto alla Famiglia di Giaele Rosa che generosamente ha collaborato con la "Piccola Opera S. Giuseppe" ed ha permesso la costruzione di Casa Speranza e del Monastero.

Spesso ci chiedono che cosa facciamo in Monastero, vorrei introdurvi in questa realtà un po' misteriosa attraverso le parole di un santo spagnolo:

"La gente ha una visione piatta, attaccata alla terra, a due dimensioni. Quando vivrai la vita soprannaturale otterrai da Dio la terza dimensione: l'altezza e, con essa, il rilievo, il peso e il volume." Josemaria Escrivà

Questo cubo di carta che ora vi sto mostrando può essere il simbolo della vita che Dio ha donato a ciascuno di noi.

Ci sono vari modi per vedere la vita, come ci sono vari modi per vedere questo cubo. Se lo apro mi appare solo come un semplice cartoncino piatto. Se scopro invece la dimensione verticale posso ricostruire il cubo. C'è una altezza che fa venire in rilevo un volume.

Questa è la nostra vita: posso viverla come se stessi camminando su un cartoncino piatto: vedo solo l'oggi, il domani, il passato e poi ancora il passato l'oggi e il domani...

L'orizzonte è chiuso e finisco per sentirmi confinato.

Posso invece provare a guardare in alto e scoprire un'altra dimensione: misteriosamente dal cartoncino prende forma un cubo.

La mia vita assume peso, la mia vita assume volume.

La nostra missione è un po' questa: far scoprire la terza dimensione della vita, cioè l'altezza, a quanti arrivano al Carmelo, a quanti passano per caso.

Non lo facciamo andando in giro come i missionari o le suore di vita apostolica, ma lo facciamo rimanendo ferme nel Monastero.

Riviviamo quelle situazioni nelle quali Gesù si ritirava da solo in preghiera sui monti.

Il Monastero è come un cartello indicatore, una freccia puntata verso il cielo, che dice:"prova a guardare in alto e scoprirai che l'orizzonte della tua vita non è piatto, ma c'è qualcuno - Dio - che ti può dare una mano a scoprire il rilievo, la profondità della tua vita.

 

Scriveva D.Enzo: "Solo chi sa perseverare, saprà anche vincere."

Questa è la sfida che lancia il Monastero ogni giorno.

Sapere che se si persevera nel cercare la strada, la strada si aprirà.

Sapere che la terza dimensione, l'altezza, dà profondità a tutta la nostra vita, passata, presente e futura.

Chi è perseverante e forte nel provare a guardare dove il Monastero indica, vincerà, cioè riuscirà a capire come tutto quello che ha fatto parte e fa parte della sua vita è stato sempre ed è sempre sotto gli occhi pieni di amore di Dio.

Quando ognuna di noi ha deciso di entrare nel Carmelo lo ha fatto perché ha percepito sulla sua pelle l'amore di Dio. Ognuna per strade diverse, ma tutte avevamo nel cuore il desiderio di una vita vera, piena, realizzata, felice.

Grazie all'aiuto di persone che ci sono state vicino abbiamo cominciato a pensare cosa fare della nostra vita.

Pensare è il primo atto dell'uomo libero. Noi siamo liberi, dobbiamo allora pensare la nostra vita e non subirla o trascinarla.

Abbiamo deciso di entrare in Monastero accogliendo la proposta di Dio che ci ha chiamato a lavorare con Lui e per Lui.

Ma come si lavora al Carmelo? Con la preghiera.

Ma come si prega al Carmelo? In tanti modi. La preghiera non è una formula, ma un'amicizia con Dio e questa amicizia usa parole diverse.

Stiamo cinque ore insieme durante la giornata nella Cappella e lì cantiamo e preghiamo. Poi stiamo due ore da sole nelle nostre stanze e lì approfondiamo la Sacra Scrittura, le vite dei Santi, gli scritti del Papa.

Poi facciamo i normali lavori di mantenimento di una casa, ma anche queste cose normali, magari anche banali, sono per noi preghiera.

Questo vuol dire che anche lavando, pulendo, stirando parliamo con il Signore, ma non solo di noi, anche a nome di tutti gli uomini e delle donne, che conosciamo e che non conosciamo. Facciamo un po' da ambasciatori!

Questa mattina durante la meditazione dalla finestra della cella si vedeva un bellissimo panorama: le montagne innevate, il cielo azzurro plumbeo e la luna bella brillante che illuminava le cime.

La preghiera che mi è nata nel cuore è stata di ringraziamento a Dio per questo spettacolo della natura, l'ho ringraziato a mio nome e l'ho ringraziato anche per chi, svegliandosi magari già arrabbiato di prima mattina non pensa alle cose belle che ha intorno; l'ho ringraziato anche per chi in quel momento non aveva possibilità di vedere un tale panorama perché chiuso in un ospedale o in carcere, o in altri posti di sofferenza.

Questa è la nostra semplice vita: portare nel cuore ogni momento ogni uomo , donna che sentiamo fratello, sorella.

E non è detto che tutti sapranno che abbiamo pregato per loro: noi lo facciamo con gioia e gratuitamente, come dono.

Viviamo una globalizzazione non commerciale, ma spirituale.

Nella lontana Australia c'è qualcuno che sta male? Bene, Signore, noi ti preghiamo per lui. Corriamo a lui con la preghiera. Diciamo a Dio: noi siamo qui ferme e più stiamo ferme, più sappiamo che Tu corri verso quella persona.


Un altro messaggio che lancia il monastero è quello di una possibilità di vita diversa, che non segue gli istinti, che è attenta alla diversità dell'altro, diversità che non fa paura, ma arricchisce.

Nel Monastero si fa vita fraterna in comune: cioè abbiamo dei tempi in cui stiamo insieme condividendo pasti, lavoro, preghiera.

Anche se l'uomo è un essere sociale, cioè il bisogno di relazione è scritto dentro di noi, imparare a vivere in pace è un'arte. Si impara cioè giorno per giorno con pazienza. Si impara a smussare il proprio carattere, si impara ad essere attenti ai bisogni degli altri.

In una parola si inizia un percorso prima verso se stessi, per conoscersi nelle doti ma anche nei difetti, e poi si riparte verso l'esterno, spezzando le forze egoistiche che ci vorrebbero far pensare solo a noi stessi e si comincia ad aprirsi alle sorelle. Questa è la costruzione lenta della fraternità, sotto la guida e la forza dello Spirito Santo.

Per fare questo cammino di conoscenza di se stessi e di apertura agli altri usiamo delle vie che facilitano e che sono la via della povertà, del vivere con l'essenziale, dell'essere allegre riconoscendo quello che Dio con la Sua Provvidenza ci dona; c'è poi la via dell'obbedienza, cioè rimettiamo in comune le nostre decisioni perché su quanto decidiamo scenda la benedizione di Dio. C'è poi la via dell'amore gratuito, invece di farci una famiglia propria, alleniamo il nostro cuore a contenere l'amore di Dio che arriva forte e potente per essere ridonato.

L'aspetto che cerchiamo di curare è quello di un clima di serenità all'interno della Comunità, un clima che possa trasbordare all'esterno.


Scriveva d.Enzo:

"Dove non c'è allegria, dove non c'è festa, trionfa l'individualismo, la ghettizzazione, lo squilibrio psichico, il pessimismo, il materialismo. La festa aiuta a rilanciarci e a recuperarci interiormente; con l'allegria si ha una visione più realistica della vita.

L'allegria sana, vivace e trasparente, non ambigua, favorisce l'unità, la collaborazione e aiuta a portare i nostri pesi, i nostri mali, senza vittimismo. Una famiglia, una comunità senza allegria, è una comunità spenta, senza vitalità, senza interesse. La festa fa parte di una vera terapia di recupero: possiamo riscattarci dal male con l'ottimismo, la fiducia, la serenità, non di certo con la tristezza.

La tristezza è una infame strega che rovina tutto.

Dove c'è unità e amore la fatica è dimezzata.

Bisogna avere il coraggio di ricominciare da capo ogni volta che le cose vanno male, confidando non solo nelle nostre risorse umane ma soprattutto nella forza del Vangelo e nel sostegno della Comunità. Solo l'amore che sa perdere, che sa attendere,che sa essere amore responsabilizzante e trasparente, fatto di fermezza è amore vero."

Ci chiedono anche che significato abbia la nostra presenza accanto a Casa Speranza: noi crediamo che c'è una speranza di vita per tutti. Abbiamo detto che chi passa accanto al Monastero può vedere che, se anche sta attraversando un momento di buio, c'è possibilità di riscatto. Questo lo diciamo non tanto con le parole quanto con il nostro farci "vicine di casa" proprio di questa Comunità, per ricordare che come Dio è vicino a noi, così è vicino a ciascuno dei ragazzi lì accolti.

Il messaggio che vi lasciamo oggi è questo: ricominciare sempre, lì dove ci troviamo. Quello è il posto e il momento in cui Dio ci attende per farci ricordare del "cubo" della nostra vita che Lui ci ha donato. Ogni momento si può ripartire con il bagaglio di nuove comprensioni. Il Monastero sarà sempre per ciascuno di voi un'oasi fresca nella quale sostare per riprendere il cammino! Buon cammino in fraternità!

 

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