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Monastero Mater Carmeli Biella
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sr Lucia

11lucia.jpgTu sei la mia gioia

 

"Il tempo del canto è tornato", io non posso tacere; lo griderei sui tetti: "Sei grande, Signore!". Mi conosceva prima che fossi formata nel grembo materno; pronunciò il mio nome e Lucia fu. Soffiò dolcemente - fin da allora - il suo sogno; palpitava dentro, mentre crescevo; ma non sapevamo cosa sarebbe stato di me... finché - dai banchi di scuola - Gesù mi prese: sguardo mirato, attimi infiniti, in un silenzio che sussurrava: "Tu mi appartieni.

Se dovrai attraversare le acque, sarò con te. Perché tu sei preziosa ai miei occhi e io ti amo".

Inaudito eppure vero, quanto la Sua croce e il Suo sangue versato. "Non dire: sono giovane. Dio sceglie, infatti, ciò che nel mondo è nulla, perché nessuno possa gloriarsi davanti a Lui".

E vado ripensando allo stupore generale, dinanzi alla partenza di quella 18enne... Impossibile trattenerla, poiché a sospingerla non era uno spirito di timidezza, non un'improvvisata: l'ultimo anno dell'Istituto Magistrale mi aveva condotto all'esame di maturità e verso un "sì" preparato da tappe, con la forza dell'Eucaristia, nel Perdono del Salvatore, alla luce della Parola.

Il mio Dio è stato pastore buono da quando esisto fino ad oggi! Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Con la Professione Solenne ho messo nelle Sue mani i miei giorni.

Venite per applaudire insieme al Signore, perché nell'esistenza che spendo per Cristo si realizza ciò che sembrerebbe impossibile: "Ti potrà forse lodare la polvere?"... Sì! Hai guardato alla mia miseria e io canterò senza posa: "Stupende sono le tue opere, o Signore Dio Onnipotente!".

L'abbraccio di queste righe raggiunga persone, movimenti, realtà ecclesiali provvidenzialmente intrecciate con la storia dei miei 25 anni.

Figlia dei profeti, chiamata a custodire e trasmettere la testimonianza di Gesù, sento risuonare la voce del Risorto: "Va' dai miei fratelli e dì loro...

Chi rimane in me fa molto frutto". Ti benedico, Padre, per i numerosi volti e nomi accolti nell'apertura generosa di questo Carmelo, in cui l'ardore di Elia e la tenerezza di Maria si fondono in uno stile profetico e giovane .

Per la loro vicinanza non voglio dimenticare suore, frati, sacerdoti, e la bellezza di appartenere alla grande Famiglia Carmelitana. In questi 11 anni Dio ha dilatato il mio cuore per renderlo universale: lì ricordo ciascuno e i drammi del mondo, facendo salire una continua preghiera al Signore. La mia preghiera è per tutti voi, compresi quanti non conosco...

Si moltiplica l'inno di lode alla gloria di Dio, e la piccola carmelitana - prostrata a terra in una adorazione e gratitudine infinita - si sente circondata da una vibrante supplica e osa domandare per mezzo del Figlio: "Custodiscimi e conserva nel tuo nome coloro che mi hai dato".

Davvero "ci guidò per una strada meravigliosa, diventando riparo di giorno e luce di stelle nella notte..."


So a chi ho dato la mia fiducia!

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Vivevo a Modena tra studio, amicizia, parrocchia, musica.

Ho incontrato persone appassionate di Gesù, che mi hanno trasmesso il gusto di ascoltare il suo Vangelo e di entrare a farne parte, lasciandomi toccare, sconvolgere, stupire, guarire.

Così è accaduto che il maestro, passando sulle rive del mio mare di Galilea, mi ha chiamato a seguirlo da vicino. Diciottenne ho fatto le valigie e lasciato la mia città, i miei piani, le mie sicurezze per entrare al Carmelo, che mi ha attratto per la sua sintesi tra preghiera, servizio, fraternità.

Adesso ho trentatré anni, vivo nel Monastero carmelitano di Biella, cercando ogni giorno di guardare persone e situazioni con gli occhi e il cuore di Cristo.

Soprattutto lasciandomi amare, perdonare, portare dalla sua misericordia.

Ripeto spesso una preghiera di S. Teresa Benedetta della Croce, carmelitana: “Lasciami seguire ciecamente le tue vie, non voglio cercare di capire i tuoi sentieri. Padre della sapienza, sei anche mio Padre e mi guidi nella notte: portami fino a te”. E sperimento che lui non tradisce la fiducia che ho riposto in Lui!

 


Dietro il muro

Davanti a me un tramonto acceso e il sole – diventando un puntino arancione – si nascondeva dietro le Alpi innevate che circondano Biella.

Ho pensato, Gesù, che possiamo rinchiudere la sofferenza nel sole della tua croce e guardarla allontanarsi nel tramonto, sapendo che poi nella direzione opposta sorgerà la luce della gioia.

Questa esperienza non significa che il dolore scompare dalla nostra vita, ma che lo collochiamo nella giusta prospettiva, nel tuo orizzonte.

Signore, è come vedere un crocifisso appeso alla parete: ai nostri occhi appaiono la croce  e il muro, ma dietro c’è una luce d’amore che non si vede.

Aprire le porte al vento della sofferenza, quando soffia, non è masochismo; è sapere che questo vento ci sta purificando, raffinando, separando dalle incrostazioni che le vicende della vita hanno stratificato.

Quando il dolore si assesta dentro di noi (perché lo accettiamo, accogliendo la fatica, le lacrime, la morte) possiamo lasciarlo tramontare insieme alle nostre vanità e inutilità, che ci abbandoneranno così come sono venute. Allora, Gesù, potremo risorgere con te. Non soltanto a Pasqua: ogni giorno. 

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